Ultimo titolo della ridotta Stagione Lirica parmigiana è Il Barbiere di Siviglia, atteso dal pubblico soprattutto per il debutto del “pramzanissimo” Luca Salsi.
Cominciamo dalla bacchetta del Maestro Battistoni: forse, anche a causa delle poche prove, un’opera che per sua natura dovrebbe essere luminosa e frizzante ne è uscita letteralmente appesantita. Già nell’Ouverture si notava quasi un torpore orchestrale, che poi in tutta l’opera si è mantenuto costante. Per tutta la serata l’orchestra ha mantenuto un certo distacco dai cantanti ed anzi in alcuni momenti ha coperto le voci. Decisamente l’elemento peggiore della serata.
Molto buona la performance del protagonista Luca Salsi, dotato di voce matura, limpida e brillante. Un Figaro divertente, vero deus ex machina della vicenda. Le sue qualità sono emerse già nella celeberrima “Largo al factotum” (anche se all’inizio si è fatta sentire una punta di emozione) , ma la serata è andata in crescendo sulle note di “All’idea di quel metallo” e della scena della bottega; già più sicuro nelle agilità del duetto con Rosina e nel terzetto del secondo atto “Dolce nodo avventurato”.
Il Don Bartolo di Bruno Praticò è spassoso e coinvolgente, anche se con qualche incertezza vocale cui riesce a sopperire con le grandi capacità attoriali.
Neo della serata, oltre alla direzione, si riscontra nel tenore Dmitry Korchak: già il timbro può, alla lunga, risultare stucchevole ma se a questo ci aggiungiamo acuti forzati, note tremule, stonature e voce sporca, il giudizio non può che essere negativo. Nonostante tali problemi ha affrontato la difficile aria “Cessa di più resistere” destando qualche mormorio nel loggione.
La Rosina di Ketevan Kemoklidze è fresca, briosa, sia nella voce che nell’interpretazione. Anche se non è dotata di grande volume, è stata brava nel sostenere il ruolo, sia nelle due arie che nei duetti e nei concertati. In scena è spigliata, in sintonia con il resto del gruppo, in una parola credibile.
Giovanni Furlanetto è stato un Don Basilio molto credibile dal punto di vista scenico, ha però destato qualche dubbio dal punto di vista vocale.
Merita una menzione la Berta di Natalia Roman, dotata di una bella voce, limpida e squillante.
Belle la regia di Stefano Vizioli e le scene di Francesco Calcagnini: l’allestimento, sebbene un po’ minimal, è stato davvero piacevole; la regia è riuscita a creare quell’insieme che ha permesso di apprezzare la serata nel suo complesso.
Da segnalare, finalmente, il ritorno dell’orologio a luce sovrastante il palcoscenico, che dopo due anni è tornato ad accompagnare gli spettacoli del Regio.
a presto :-))
Augnese e Maria Perpetua

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