domenica 6 marzo 2011

MACBETH SENZA MACBETH

Non è una presa in giro ma il risultato di quel che s’è sentito oggi a Modena. Va bene che Macbeth può essere interpretato anche senza spina dorsale, ma gli altri organi vogliamo darglieli? Per esempio un cervello che gli permetta di eseguire bene i voleri della “dolce metà”?
La recitazione del baritono Dario Solari è stata molto leggera e delicata. Tanto delicata che non ho capito come ha fatto ‘sto condottiero a meritarsi il posto di Sir di Cawdor. Va be’ che ormai in politica ci vanno tutti ma insomma…
Anche vocalmente il baritono è stato, a mio avviso, deboluccio. La voce non è male anche se più adatta a un altro repertorio come perfettamente evidenziato nell'aria "Pietà, rispetto e onore" dove ha dato espressività a un canto, fino a quel momento a mio avviso abbastanza anemico.


Il direttore d’orchestra, Aldo Sisillo, gli ha dato una bella mano a non emergere pienamente. La direzione, non voglio dire come si mormorava a teatro che è stata “il trionfo dello Zumpappà”, è stata, secondo me, più preoccupata a sottolineare la cupezza della storia che non il mordente voluto da Verdi per sottolineare la bramosia di potere e la determinazione di travolgere chiunque separi i Macbeth’s da quest’ultimo soprattutto nel brano iniziale e nella cabaletta della Lady dove mi è sembrato di sentire una discrasia notevole tra orchestra e cantante.
Per fortuna che la regia di Giancarlo Cobelli ha fatto come lo zucchero a velo sulla torta bruciacchiata. Una regia semplice (come nel sabba demoniaco, lussurioso e dominato da un Satana alato), curata nei dettagli (la camicia da notte degna di una donna maritata che vuole rendersi bella allo sguardo del marito, a parte che Susanna Branchini è già un bel vedere oppure il mettere Sir di Cawdor già tra i morti all'inizio dell'opera) fedele al libretto che permetteva di capire ogni singolo passaggio (come ad esempio la sequenza del delitto di Duncan con la lavatura delle mani nonché l'uccisione delle guardie, da parte della futura regina, che giustificano la lordaggine della Lady evocata perfino nella pazzia). Dopo quella milanese e quella della Cavani ci voleva un toccasana macbettiano per gli occhi!
Le orecchie, come sopra detto, sono state bistrattate parecchio ma non del tutto. Susanna Branchini ha cercato di fare sessanta e sessanta (come si dice in gergo biscolesco). La sua Lady ne esce a testa alta. Non sarà la nuova Gencer ma, come già dimostrò nell’Attila, la sua voce è adatta a questo tipo di repertorio e lo ha dimostrato già sia nell’aria d’entrata sia nella cavatina successiva, entrambe piene di grinta come anche la ripresa del brindisi dove ogni parola esprime rabbia verso il consorte. Vien da dire “Povero marito!!!! Con una moglie così non gli resta che far la parte del Signor Steva di Goviana memoria.”
L’arte recitativa di questo soprano è uscito molto bene nei due momenti in cui deve mettere in cantina l’ingordigia di potere: il Brindisi (dove si evince che è la sua festa e non quella per il nuovo Re) e la Scena del Sonnambulismo (interpretata magistralmente facendo percepire come la sua vita sia identica al piccolo moncone di candela che tiene in mano).
Il resto del cast era formato Roberto Iuliano come Macduff, Pavel Kudinov nel ruolo di Banco, Antonello Ceron (Malcolm) e Daniele Cusari che vestiva contemporaneamente i panni del Sicario e dell’Araldo, , Shoushik Barsoumian (Dama di Lady Macbeth) e Fumitoshi Miyamoto (Medico e Domestico).
Applausi finali per tutti nonostante un pubblico malaticcio, con cellulari suonanti e caramelle scartoccianti.

A cura di
Don Marondio

2 commenti:

  1. Il vero problema di questo Macbeth senza Macbet, è che c'erano tutti gli altri cantanti. Uno strazio totale :-(((((

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  2. leggo solo ora. chiedo scusa...
    Il macbeth è un'opera difficile... in effetti il cast era un po' deboluccio...
    Ma è raro vedere un cast robusto per quest'opera.

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