lunedì 10 gennaio 2011

La solita Traviata?

La Traviata al Teatro Fraschini di Pavia

Reduce dal terzo appuntamento con la stagione del circuito lombardo, debbo rilevare anche quest’anno, la presenza di un cartellone che si rivela una fucina di ottime scelte ( vuoi per gli interpreti, vuoi per le regie o per l’originalità dei titoli), tanto da giustificare le trasferte da diverse regioni d’Italia confermando il buon livello qualitativo che aveva già ampiamente dimostrato lo scorso anno. Questa volta si trattava di un titolo che solitamente funziona da “riempisala” per il pubblico locale ma che poteva fungere da deterrente per chi si muove da fuori zona (io sessa non ero particolarmente invogliata a spostarmi per vedere un titolo già visto innumerevoli volte e magari con interpreti più blasonati) invece anche questa volta ne è valsa la pena: merito soprattutto della bella regia de Carlo Cigni e della brava interprete principale Iolanda Auyaunet che, senza voler gridare al miracolo, ha saputo delineare un buon personaggio e non è certo seconda ad altre colleghe che si esibiscono su palchi più importanti. 

Ma procedendo per ordine: la regia era affidata ad una collaudata conoscenza del circuito, (quel Carlo Cigni che lo scorso anno realizzò la deliziosa e originale regia della Figlia del Reggimento). Questa volta Cigni ha ambientato la vicenda negli anni 40/50 avvalendosi di poco o nulla per delineare gli ambienti: due pareti grigie rifinite di cornici a stucco giusto per creare l’idea di un interno borghese ed una scena vuota riempita solo di sedie trasparenti (forse a simboleggiare il mondo vacuo e inconsistente dei salotti in cui si muove Violetta), unici tocchi di colore: l’enorme lampadario rosso, l’abito rosso e nero di Violetta ed i dettagli rossi che illuminavano gli abiti neri dei partecipanti alla festa di lei. La stessa stanza poi si rivelerà nella scena finale in tutta la sua devastante solitudine con il lampadario appoggiato a terra in un angolo e le stesse sedie riunite al centro e coperte da un cellophane pronte per essere portate via una dopo l’altra dall’ufficiale giudiziario venuto a pignorare i mobili e che, in un estremo gesto di pietà, viene convinto da Annina a lasciare almeno una ultima sedia per Violetta ormai sfinita dalla malattia. Quell’unica sedia su cui siede la protagonista, viene utilizzata anche all’inizio dell’opera, collocata in proscenio durante l’ouverture, ove a scena ancor vuota Violetta entrerà e su di essa siederà pensosa venendo raggiunta da una scarna figura in nero simboleggiante la morte che la affiancherà sedendole accanto. (figura che tornerà nella scena finale ad accompagnare Violetta verso il passo estremo). E per rimanere sul quadro finale è molto bello il particolare delle scarpe rosse del primo atto abbandonate in un angolo della stanza vuota (e sapientemente illuminate da un fascio di luce) che Violetta tenterà inutilmente di indossare in un ultimo anelito di vita, quando le verrà annunciato l’arrivo di Alfredo, senza però riuscire a reggersi sui tacchi ed accasciandosi miseramente. Altri momenti molto belli sono stati quello del “largo al quadrupede” ove dalla finestra aperta entrano insieme agli schiamazzi del carnevale anche manciate di coriandoli della folla festante in contrasto con la tragedia che si consuma all’interno, o la scena del trasferimento in campagna risolta in maniera semplice ma efficace con il pavimento cosparso di fiori bianchi a simboleggiare un prato fiorito. La recitazione è stata improntata alla accentuazione degli aspetti più passionali dei caratteri: la scena del confronto tra Germont padre e figlio ad esempio non si limita ad una semplice rimbrotto paterno ma si accompagna ad un sonoro ceffone (e qui si crea involontariamente un risvolto comico in quanto subito dopo il ceffone parte la cabaletta “no non udrai rimproveri” che fa un po’sorridere considerato la perdita di self control appena dimostrata dal padre) oppure la scena del lancio del denaro da parte di Alfredo contro Violetta alla festa di Flora viene espressa in maniera piuttosto violenta con la poveretta strattonata malamente e gettata riversa sul tavolo! 
Sul versante del canto la protagonista come dicevo sopra è stata una Violetta più che soddisfacente: partita un pò intimidita forse nel tentativo di risparmiarsi per il secondo atto (o forse perchè la recita a cui io ho assistito io era la prima in assoluto di quel titolo in tutto il circuito per cui probabilmente ha giocato anche l’emozione) ma via via che lo spettacolo proseguiva è diventata sempre più sicura di sé liberando un canto sciolto ed emozionante il timbro non è bellissimo ma il canto è corretto gli acuti ben emessi: la sua Violetta convince e sa emozionare! Un pò al di sotto ,ma tutto sommato dignitosi gli altri interpreti: a partire dall’Alfredo di Jean-François Borras forse un po’leggero ma corretto, al papà Germont di Damiano Salerno un pò scolastico ma apprezzabile! Buona la direzione di Pietro Mianiti e sempre ben preparato il coro del Circuito Lombardo che anche questa volta ha fornito un’ottima prova. Spettacolo dunque molto ben riuscito, elegante gradevole che rendeva meritevole una trasferta fuori città.


La Traviata
di Giuseppe Verdi
Melodramma in tre atti
musica di Giuseppe Verdi
su libretto di Francesco Maria Piave, dal dramma La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio
Prima rappresentazione Venezia, Teatro La Fenice, 6 marzo 1853
Personaggi ed interpreti
Violetta Iolanda Auyaunet
Alfredo Germont Jean-François Borras
Giorgio Germont Damiano Salerno
Flora Marianna Vinci
Gastone Saverio Pugliese
Barone Douphol Mirko Quarello
Dottor Grenvil Luciano Leoni
Annina Mila Pavlova
Marchese D'Obigny Pasquale Amato

Direttore
Pietro Mianiti
Regia
Andrea Cigni
Scena e costumi
Dario Gessati
Costumi
Agnese Rabatti
Light designer
Fiammetta Baldiserri
Nuovo allestimento
Coro del Circuito Lirico Lombardo
Maestro del coro
Antonio Greco
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Coproduzione dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo
Teatro Fraschini di Pavia, Teatro Grande di Brescia, Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Sociale di Como - As.Li.Co.

A cura di
Lucia Pinghella 

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