Serata d’apertura della stagione d’opera al teatro Luciano Pavarotti di Modena dai toni trionfali! Merito soprattutto della star della serata: la sempre splendida Mariella Devia protagonista di un titolo che non veniva rappresentato a Modena dal lontano 1962. Nome quello della diva (anzi dell’”antidiva”: perchè di questo si tratta nonostante abbia tutte le carte in regola per tirarsela da “vera diva”) che è bastato per muovere le folle da tutta Italia e far vedere un teatro di Modena gremito come solo in poche altre occasioni è successo e soprattutto così vitale e pieno d’entusiasmo come raramente capita: segno evidente che la qualità paga sempre!
L’atmosfera si è subito surriscaldata al suo semplice apparire in scena quando il parterre è esploso in un prolungato applauso (alla faccia dell’etichetta) costringendo il direttore a fermarsi per qualche minuto poi, con l’attacco della prima aria, ha iniziato a deliziarci con la sua linea di canto perfetta, la magistrale tenuta dei fiat, gli splendidi legati ed il fraseggio curato: un mostro di tecnica da far impallidire colleghe più giovani e blasonate. Ha continuato poi ad emozionarci con la superba interpretazione dell’invettiva ed il commovente splendido finale dove inizialmente era parso essersi leggermente trattenuta per poi esplodere nello splendido sovracuto conclusivo.
L’affiancava un cast non altrettanto all’altezza, sebbene abbastanza dignitoso: la punta più debole è stata senz’altro l’antagonista Elisabetta intepretata da Nidia Palacios di voce piuttosto “ballerina” nonchè di timbro più simile a quello di un soprano scuro che di in vero mezzosoprano: peccato perché il ruolo è parecchio esteso ed avrebbe meritato un ‘interprete della stessa caratura dell‘altra regina in modo da mettere in scena due vere antagoniste alla pari il chè avrebbe rafforzato l’esecuzione e valorizzato la resa di entrambe le interpeti. Dalla sua comunque la Palacios diciamo che aveva la presenza scenica abbastanza autorevole per essere credibile nel ruolo di una regina.
L’affiancava un cast non altrettanto all’altezza, sebbene abbastanza dignitoso: la punta più debole è stata senz’altro l’antagonista Elisabetta intepretata da Nidia Palacios di voce piuttosto “ballerina” nonchè di timbro più simile a quello di un soprano scuro che di in vero mezzosoprano: peccato perché il ruolo è parecchio esteso ed avrebbe meritato un ‘interprete della stessa caratura dell‘altra regina in modo da mettere in scena due vere antagoniste alla pari il chè avrebbe rafforzato l’esecuzione e valorizzato la resa di entrambe le interpeti. Dalla sua comunque la Palacios diciamo che aveva la presenza scenica abbastanza autorevole per essere credibile nel ruolo di una regina.
Nel ruolo di Leicester al previsto Adriano Graziani indisposto è subentrato all’ultimo minuto il tenore turco Bülent Bezdüz al quale va fatto tanto di cappello per esserne uscito onorevolmente nonostante il mancato tempo per un’ adeguata preparazione: la voce era di volume piuttosto piccolo ma ha cantato con gusto ed è stato corretto ed ha risolto elegantemente la prova in un ruolo estremamente ingranto. Il Lord Talbot di Ugo Guagliardo è partito inizialmente abbastanza sottotono ma poi si è ripreso e nei momenti in cui il suo ruolo lo richiedeva è riuscito a mettersi in luce: gli è riuscito molto bene sia il duetto con Stuarda che la sua aria solistica! Buono il Lord Cecil del sempre corretto baritono albanese Gëzim Myshketa. Buoni coro e orchesta guidati dalla bacchetta non particolarmente ispirata ma funzionale allo spettacolo di Antonino Fogliari (ormai una scelta consolidata in questo ruolo).
L’allestimento è la ripresa di una vecchia regia di Francesco Esposito (che ha curato personalmente anche i costumi ) pensata per il Festival donizettiano di Bergamo una decina d’anni fa e realizzata a basso costo dai laboratori carcerari di un istituto di pena di Napoli (cosa di cui il regista va molto fiero) ed ora riproposta nella coproduzione tra i teatri di Modena e Piacenza! Si fonda su un’idea di base che non sarà originalissima ma che ho trovato abbastanza condivisibile, ovvero l’idea di “prigione” di cui entrambe le regine si trovano loro malgrado a fare le spese, ovvero: quella reale di Stuarda e quella psicologica di Elisabetta, costretta dalla ruolo che ricopre a reprimere i propri sentimenti ed i propri desideri di donna per sottostare alla ragion di stato. L’impianto scenico infatti è caratterizzato da un grossa grata che incombe dall’alto sulla scena e dalle sbarre che circondano il retro della stessa dietro le quali sullo sfondo sta seminascosto dall’oscurità il coro/popolo d’Inghilterra (scelta quest’ultima, spiegata dal regista in conferenza stampa,come la necessità di far apparire il popolo come un entità che nell’ambito della vicenda è sempre rimasto in disparte non si è mai schierato apertamente a favore di una delle due parti, ma ha sempre osservato da lontano gli avvenimenti nella necessità di non inimicarsi il potente di turno!) Per il resto l’impianto scenico sI inserisce nel filone tradizional/minImal ovvero: una scena quasi vuota caraterizzata da un pavimento di metallo che rende un poòdifficoltoso il cammino costringendo ad un incedere cauto e qualche semplice elemento scenico a richiamare di volta in volta l’ambientazione: ovvero il trono nella prima scena lo sfondo con gli alberi nella scena dell’incontro nel bosco e qualcun tavolo ecc Sorretto per la maggior parte dal punto di vista visivo dai bei costumi d’epoca ben curati e riprodotti con perizia. Serata conclusasi come riportato in apertura in un’ovazione unanime a coronare un inizio di stagione che speriamo suoni di buon auspicio anche per tutto il resto della stagione!
Gli applausi finali
MARIA STUARDA
Tragedia lirica in tre atti. Libretto di Giuseppe Bardari,
da Maria Stuart di Friedrich Schiller
Musica di Gaetano Donizetti
Edizione critica a cura di Anders Wiklund
Editore proprietario Universal Music Publishing Ricordi s.r.l., Milano
Personaggi e interpreti
Elisabetta Nidia Palacios (6 novembre) / Veronica Simeoni (7 novembre)
Maria Stuarda Mariella Devia (6 novembre) / Maria Costanza Nocentini (7 novembre)
Roberto, conte di Leicester Bülent Bezdüz
Giorgio Talbot Ugo Guagliardo
Lord Guglielmo Cecil Gezim Myshketa
Anna Kennedy Caterina Di Tonno
Direttore Antonino Fogliani
Regia e costumi Francesco Esposito
Scene Italo Grassi
Luci Fabio Rossi
Maestro del coro Corrado Casati
Assistente ai costumi Françoise Raybaud Pace
Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Allestimento dell’Opéra Royal de Wallonie di Liegi
Coproduzione Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Teatro Comunale di Modena
A cura di
Lucia Pinghella
La recita di Modena è stata decisamente migliore rispetto allo stesso spettacolo di Piacenza dove, il tenore, con il passare del tempo ha seguito una parabola discendente come resa complessiva. Molto problematica è stata per tutta la durata dell'opera l'intonazione addirittura completametne fuori durante il duetto con Stuarda.
RispondiEliminaL'orchestra a Piacenza era stata imbarazzante e non aveva fatto una prestazione decorosa nemmeno il coro, che a Modena ho trovato significativamente migliore. La Palacios credo sia totalmente fuori ruolo. Sembrava un soprano leggero, più leggero della stessa Devia. Bene invece Basso e Baritono.