La settimana scorsa (il 29 gennaio) Il Regio di Parma ha inaugurato la propria stagione lirica.
L'opera proposta per l'apertura non è certo delle più eseguite del maestro Verdi, e, sinceramente, dopo la prima di Parma ne ho capito anche il perché. Certo, uno spettatore non dovrebbe basarsi su una unica rappresentazione per costruire il proprio giudizio, men che meno se ha visto lo spettacolo di livello oratoriale di Parma. Per cui mi riprometto di andare a vedere quest'opera quando ne avrò di nuovo occasione, magari con un cast che sia almeno al livello di uno sperduto teatro di provincia.
La inaugurazione, come sempre accade, ha visto schierarsi giornalisti, persone famose, le due TV di Parma che non mancano mai, e tanti tanti vestiti firmati spolverati per l'occasione.
Il titolo non è di quelli che fa cassa, e in effetti i posti liberi in sala erano fin troppi per una prima di stagione. Qualche palchetto interamente vuoto si è visto (il numero è aumentato dopo l'intervallo) e anche il loggione non era certo pieno di gente.
Complessivamente lo spettacolo richiama in mente la Corrida - dilettanti allo sbaraglio, famoso programma di Canale 5. Mancano solo Scotti e la sua valletta. Il pubblico, inoltre, è sprovvisto di campanacci e pentole, ma meglio così, sennò si rischia di uscire storditi a fine recita.
Il lato vocale è, certamente, il punto dolente di questa rappresentazione. Fanno eccezione solo la Antonacci e Bordogna. I punti più deboli, ma veramente deboli, sono il tenore Ivan Magrì e il baritono Guido Loconsolo.
Probabilmente, il pessimo esito della rappresentazione, è stata dovuta a una probabile, forse, indisposizione grave, ma credo molto grave, dei due cantanti.
La direzione ci è andata giù con mano pesante, e a volte questo è stato un bene. Almeno ha coperto, per quel che si poteva, le voci.
Il lato visivo è, certamente, quello meglio riuscito. L'allestimento è gradevole, divertenti i costumi e interessante la regia.
Insomma, uno spettacolo noioso, che spesso ha messo a dura prova la resistenza al sonno di buona parte delle persone. Accompagnato da un pubblico fiacco, annoiato, che ha premiato con applausi convinti solo la Antonacci (una spanna sopra tutti, ma non esente da problemi, soprattutto in acuto). Durante l'intervallo alcune signore del loggione hanno brancato il sindaco, dicendogli semplicemente che l'opera faceva schifo. Alla fine il fuggi fuggi generale, con applausi mosci elargiti, come sempre accade, dalla platea e parte dei palchi, e tanta tanta comprensione per il cast vocale.
L'opera proposta per l'apertura non è certo delle più eseguite del maestro Verdi, e, sinceramente, dopo la prima di Parma ne ho capito anche il perché. Certo, uno spettatore non dovrebbe basarsi su una unica rappresentazione per costruire il proprio giudizio, men che meno se ha visto lo spettacolo di livello oratoriale di Parma. Per cui mi riprometto di andare a vedere quest'opera quando ne avrò di nuovo occasione, magari con un cast che sia almeno al livello di uno sperduto teatro di provincia.
La inaugurazione, come sempre accade, ha visto schierarsi giornalisti, persone famose, le due TV di Parma che non mancano mai, e tanti tanti vestiti firmati spolverati per l'occasione.
Il titolo non è di quelli che fa cassa, e in effetti i posti liberi in sala erano fin troppi per una prima di stagione. Qualche palchetto interamente vuoto si è visto (il numero è aumentato dopo l'intervallo) e anche il loggione non era certo pieno di gente.
Complessivamente lo spettacolo richiama in mente la Corrida - dilettanti allo sbaraglio, famoso programma di Canale 5. Mancano solo Scotti e la sua valletta. Il pubblico, inoltre, è sprovvisto di campanacci e pentole, ma meglio così, sennò si rischia di uscire storditi a fine recita.
Il lato vocale è, certamente, il punto dolente di questa rappresentazione. Fanno eccezione solo la Antonacci e Bordogna. I punti più deboli, ma veramente deboli, sono il tenore Ivan Magrì e il baritono Guido Loconsolo.
Probabilmente, il pessimo esito della rappresentazione, è stata dovuta a una probabile, forse, indisposizione grave, ma credo molto grave, dei due cantanti.
La direzione ci è andata giù con mano pesante, e a volte questo è stato un bene. Almeno ha coperto, per quel che si poteva, le voci.
Il lato visivo è, certamente, quello meglio riuscito. L'allestimento è gradevole, divertenti i costumi e interessante la regia.
Insomma, uno spettacolo noioso, che spesso ha messo a dura prova la resistenza al sonno di buona parte delle persone. Accompagnato da un pubblico fiacco, annoiato, che ha premiato con applausi convinti solo la Antonacci (una spanna sopra tutti, ma non esente da problemi, soprattutto in acuto). Durante l'intervallo alcune signore del loggione hanno brancato il sindaco, dicendogli semplicemente che l'opera faceva schifo. Alla fine il fuggi fuggi generale, con applausi mosci elargiti, come sempre accade, dalla platea e parte dei palchi, e tanta tanta comprensione per il cast vocale.





